Confini da più fogli di mappa con origini diverse

– Gianni Rossi –

In un lavoro di riconfinazione da mappa l’eventualità di non trovare sufficienti punti di inquadramento all’interno dello stesso foglio di mappa del confine è piuttosto frequente. Questa carenza può verificarsi sia per la mancanza effettiva di punti idonei nel foglio della linea da ricostruire, sia perché il confine si trova in prossimità del limite del foglio e pertanto, per riuscire ad inglobarlo in un valido poligono di inquadramento, è giocoforza cercarli sul foglio adiacente (se non addirittura su più fogli).

Nel caso di mappe parametrate appartenenti alla stessa origine cartografica (esempio Cassini-Soldner), questo non è un problema: basta applicare la georeferenziazione Parametrica (vedi articolo Riconfinazioni, come prelevare le coordinate mappa) ai singoli quadranti anche se questi sono su fogli diversi. Le coordinate prelevate da questi quadranti sono infatti omogenee e permettono quindi di restituire il confine applicando le successive elaborazioni: rototraslazione mappa-rilievo, calcolo tracciamento, come se i punti fossero stati sullo stesso foglio del confine (vedi articolo La rototraslazione mappa-rilievo nei riconfinamenti) .

Ma cosa succede se invece i fogli hanno origini diverse, come ad esempio quando si opera a cavallo di due Comuni?

In questo caso le cose si complicano maledettamente perché le coordinate dei punti di un foglio non hanno niente a che fare con quelle dell’altro foglio e diventa quindi impossibile utilizzare tutti i punti di inquadramento nel loro insieme. Per risolvere questa situazione alcuni tecnici cercano, ad esempio, di trasformare le coordinate delle due diverse origini Cassini-Soldner nel sistema di riferimento globale Gauss-Boaga. Io sono contrario a queste trasformazioni, sia per una questione di precisione che per una questione concettuale:

  • Per la precisione, bisogna essere consci che la trasformazione da un sistema di riferimento cartografico ad un altro è un’operazione complessa che va valutata attentamente e solo se si possiedono le conoscenze adeguate. Si tratta infatti di calcoli comunque soggetti ad una certa approssimazione che può arrivare anche a valori di 1.00-1.50 metri, il che non è ovviamente accettabile nella ricostruzione di un confine.
  • La questione concettuale riguarda il fatto che una riconfinazione interessa un’area molto limitata di territorio (qualche centinaio di metri) e non ha quindi alcun senso scomodare sistemi di riferimento planetari come Gauss-Boaga o simili che hanno origine sull’equatore terrestre. Anzi, uno dei principi fondamentali delle riconfinazioni è che quanto più la ricostruzione del confine avviene con l’utilizzo di dati locali, tanto più sarà corretta

Il metodo più corretto in questi casi è invece quello di riportare i fogli di mappa (che hanno origini diverse) nel sistema di riferimento locale del rilievo, così da ricondursi al caso normale di quando i fogli hanno la stessa origine.

Come si fa?

Beh, ho già premesso che la cosa si complica maledettamente, quindi non aspettatevi una soluzione che implichi solo qualche clic in più. Tuttavia si tratta di un procedimento che è soltanto più laborioso (purtroppo, molto più laborioso) ma non difficile da capire né da adottare. Ecco in sintesi i passaggi da compiere:

  • Il rilievo dei punti di inquadramento sui vari fogli interessati va esteso in modo da prelevare quanti più punti possibili su ciascun foglio. Non ci si deve cioè limitare ai soli punti di appoggio più vicini al confine ma si deve invece cercare, per quanto più possibile, di rilevare altri punti di inquadramento distanti tra loro e ben distribuiti sull’intero foglio, anche se non sono rivolti verso il confine ma si trovano su altre zone del foglio stesso. Ad esempio, riferendoci alla figura qui sotto, i punti di inquadramento rivolti verso il confine sono quelli cerchiati in rosso sul limite Nord del foglio. Ma in questo caso non possiamo limitarci a rilevare solo questi punti, dobbiamo allargare di molto il rilievo e andare a prenderci anche i punti di inquadramento sparsi sull’intero foglio (quelli cerchiati in blu in questo esempio):
  • Si esegue la georeferenziazione Parametrica sui quadranti che includono i punti di inquadramento di ciascun foglio, utilizzando le coordinate cartografiche del foglio stesso (anche se diverse da quelle degli altri fogli). Questa prima georeferenziazione serve a correggere la mappa dalla deformazione (vedi sempre l’articolo Riconfinazioni, come prelevare le coordinate mappa) come si farebbe nel caso normale di fogli con la stessa origine.
  • Si esporta quindi sul CAD il DXF dei quadranti georeferenziati di ciascun foglio e si crea per ognuno il nuovo raster usando una stampante virtuale come ad esempio PDFCreator o simili (vedi alla fine dell’articolo il riferimento all’esempio trattato nel mio libro Tecniche di riconfinazione).
  • Si esegue la georeferenziazione Baricentrica su ciascuno dei nuovi raster ottenuti dalla Parametrica di cui al passo precedente, assegnando ai punti di inquadramento le coordinate derivanti dal calcolo locale del rilievo.
  • Con la Baricentrica di cui al passo precedente, ciascun raster viene portato nel sistema locale del rilievo. Si esporta quindi nuovamente sul CAD il DXF delle Baricentriche di ciascun foglio. A questo punto si hanno sul CAD i disegni dei vari raster dei fogli di mappa, tutti in coordinate rilievo, e si procede quindi a copiarli uno sull’altro. I quadranti andranno infatti a combaciare tra loro essendo nello stesso sistema di riferimento. Dal CAD si crea quindi il raster dei quadranti così riuniti usando sempre una stampante virtuale. Con questa operazione si ottiene dunque la mappa contenente i quadranti parametrici dei vari fogli uniti assieme, come in questo esempio:
  • Su quest’ultimo raster dei quadranti riuniti si esegue la Baricentrica complessiva sui soli punti di inquadramento che circondano il confine. Nel compiere questa nuova Baricentrica complessiva si potrà valutare l’opportunità di applicare pesi differenziati ai punti di inquadramento appartenenti ai fogli diversi da quello del confine. Questa è tuttavia un’eventualità che va valutata attentamente e da non compiere con superficialità, inserendo cioè valori che non sono supportati da validi criteri. Intendo dire che, prima di pensare ai pesi, vanno esaminati gli scarti dei punti di ciascun foglio e solo successivamente, qualora i valori non rientrino nello stesso range degli altri fogli, si potrà attribuire il peso, in considerazione di come il foglio in questione risulta coerente o meno con quello del confine o con gli altri fogli limitrofi. Qualora i punti di inquadramento dei vari fogli presentassero scarti tra loro omogenei (cioè entro lo stesso range di valori), significa che le mappe sono tra loro coerenti e non ha quindi senso applicare i pesi ad alcuni punti solo perché non appartengono al foglio del confine[1].
  • Valutati gli scarti ottenuti dalla Baricentrica complessiva di cui sopra, e quindi dopo aver scartato i punti di inquadramento che risultassero poco attendibili, si procede a prelevare le coordinate dei punti di confine da utilizzare per il tracciamento.
  • I tecnici “perfezionisti” (come il sottoscritto) potranno infine valutare se fermarsi a questo calcolo oppure se procedere ad applicare in cascata anche la georeferenziazione Trilaterale per adattare la mappa alla realtà, azzerando gli scarti sui punti ed ottenendo le coordinate del confine da quest’ultimo calcolo.

I possessori del mio libro Tecniche di riconfinazione possono seguire lo sviluppo dettagliato di un lavoro realmente svolto a pag. 652 e seguenti.


Note:

[1] Mi rendo conto che con questa mia affermazione contraddico l’indicazione di Pier Domenico Tani di attribuire un peso pari al 50% ai punti di inquadramento ricadenti su fogli diversi da quello del confine. Credo tuttavia di poter sostenere questa mia tesi in considerazione del fatto che ai tempi di Pier Domenico Tani l’utilizzo di punti al di fuori del foglio del confine era molto più problematico (e quinti soggetto a molte più imprecisioni) rispetto ad oggi. All’epoca non erano infatti disponibili né le mappe su file raster né software specifici che potessero trattarle con il grado di precisione attuale.

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